Questo blog aderisce al blogging day per Rossella Urru.
Di solito non sono molto propensa a queste manifestazioni, perché suonano quasi sempre inutili e autoassolutorie, ma stavolta credo che abbia un senso.
Non credo che i rapitori di Rossella leggano i nostri blog italiani, ma credo che una mobilitazione ampia verrà notata negli ambienti diplomatici dove possono e devono fare qualcosa per la sua liberazione.
Ma soprattutto vorrei parlare del popolo Saharawi, perché il rapimento aiuti almeno a porre i riflettori su una situazione drammatica, una delle tante, ignorate dai media.
I Saharawi sono un popolo del deserto, nato dall’unione di popolazioni berbere e arabo-yemenite, che ha vissuto tradizionalmente nel Sahara occidentale, che fino al 1975 era colonia spagnola.
Come spesso avviene in queste zone, la sfortuna è abitare un luogo ricco di risorse naturali, in questo caso petrolio e fosfati, così l’area nel 1975 viene invasa dal Marocco, nonostante il popolo Saharawi rivendicasse l’indipendenza e la sovranità sull’area e nonostante le risoluzioni dell’ONU gliel’avessero assegnata.
Da allora i Saharawi vivono in campi profughi, il più grande dei quali sta in Algeria, dove si registrano gravi emergenze sanitarie.
Su circa un milione di persone, circa cinquecentomila vivono ancora nel territorio occupato dal Marocco, duecentomila sono sparsi tra Mauritania, Spagna e altri paesi e cento sessantamila vivono nelle tendopoli.
Il movimento di resistenza si chiama Fronte Polisario, composto dai leggendari guerrieri del deserto, che poco possono contro le armi marocchine e il muro che hanno costruito per chiuderli fuori dalle loro terre.
Sembra incredibile che le storie di genocidi, di muri, di lotte per l’indipendenza, non siano finite con il novecento.
Per noi occidentali coccolati dalla nostra democrazia di facciata, questi fatti suonano vecchi e drammaticamente prevedibili.
Forse per questo non ci piace sentirne parlare.
Questo faceva Rossella quando è stata rapita, ricordava al posto nostro storie che non vogliamo ascoltare.
non lo sapevo. Dio, che ignoranza abissale. Ma allora è vero che la storia è uguale a se stessa…e che non impariamo mai?!?!
Ehhh… forse abbiamo bisogno di molto molto molto tempo per imparare…
Tra l’altro ora non si capisce bene se Rossella sia stata liberata o meno.